
INVESTIGATORE PRIVATO -BLOG - UNA LINEA GUIDA:
Un investigatore privato o detective Privato specializzato e con esperienza, i Italia non si trova a buon mercato. Diffidate dei ciarlatani abusivi che in rete offrono servizi investigativi con tariffe orario in 20/25 euro per h. Tel.0234422

INVESTIGATORE PRIVATO -BLOG - UNA LINEA GUIDA:
Un investigatore privato o detective Privato specializzato e con esperienza, , i Italia non si trova a buon mercato. Diffidate dei ciarlatani abusivi che in rete offrono servizi investigativi con tariffe orario in 20/25 euro per h.
Considerate i costi della struttura, delle spese effettive dell'indagine, di un collaboratore specializzato con rapporto di lavoro subordinato ecc., un' offerta promozionale a tariffa fissa o similare è sicuramente "una TRUFFA". Non è possibile proporre, ad esempio, un servizio investigativo di una settimana a euro 1.000,00 €; questa somma non sufficiente nemmeno per le spese. Solo i TRUFFATORI possono ingannare e truffare il cliente!!!
Nell'ipotesi più plausibile, rischiate di trovarvi complici di gravi reati commessi dall'Investigatore Privato ABUSIVO che, per far fronte al servizio in promozione proposto, NON SVOLGERA' NESSUNA ATTIVITA'!!!.
Dopo oltre 35 anni di attività mi e' capitato pi volte che dei clienti hanno raccontato di aver dato incarico a soggetti conosciuti in rete per un servizio investigativa con pagamento su postePay oppure incontrati alla metropolitana YX e di aver pagato 2/3 mila euro senza aver mai ricevuto un riscontro preso i soldi e SPARITI.
Diffidate di tariffe promozionali.
DIFFIDATE e si per sbaglio vi dovesse capitare di essere truffati sporgete una regolare denuncia.!!!
Investigatore Privato Milano - Quanto Costa un Detective Privato
Investigatore privato Milano costi tariffe e prezzi
la tariffa oraria applicata ad una investigazione privata ha un costo che varia da € 40.00 a € 150.00 oltre iva e viene stabilita nella fase del preventivo con la sottoscrizione del mandato.
Comunque, a livello di tariffe, per un servizio efficace non si può scendere al di sotto di un minimo di 800 euro al giorno. I detective privati generalmente propongono tariffe ...
I costi di un investigatore privato in Italia variano generalmente tra 50 e 100 euro l'ora per agente piu iva , con tariffe giornaliere medie di 600-1.200 euro. Le tariffe dipendono dalla complessità, dal numero di operatori, dai mezzi impiegati e dalle spese trasferta. È fondamentale affidarsi a professionisti AUTORIZZATI con licenza prefettizia.
Tariffe e Modelli di Costo
Le agenzie investigative possono strutturare i prezzi in diversi modi:
-Tariffa oraria: Generalmente tra 40€ e 150 € all'ora per operatore, spesso con un minimo di ore consecutive garantite di 4 ore.
Tariffa giornaliera/Forfait: Spesso stimata tra 500€ e 1.500€ a seconda della durata e dell'intensità dell'indagine.
- Costi aggiuntivi: Vanno solitamente calcolati a parte, come il chilometraggio, le spese vive e l'IVA.
Fattori che Influenzano il Prezzo?
Numero di operatori: Molti servizi richiedono due investigatori contemporaneamente (es. per il pedinamento), raddoppiando il costo orario.
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IDFOX -International Detective Fox -Since 1991- è un'agenzia investigativa -organizzazione internazionale - – Leader nella tecnologia piu avanzata e tra le prime al mondo in Global Investigation & Intelligence.
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La nostra organizzazione ci permette di soddisfare al meglio le esigenze dei nostri Assistiti; siamo operavi in oltre 170 paesi nel mondo e collegati online con circa 400 agenzia investigative regolarmente autorizzate nei rispettivi paesi.
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Il team dell'agenzia IDFOX è formato da ex appartenenti alle Forze di Polizia, e vari consulenti informatici e Ctu i quali si avvalgono di mezzi e tecniche sempre all'avanguardia e al passo con le nuove tecnologie, vantando conoscenze approfondite e certificate nel campo dell'intelligence. L'agenzia investigativa IDFOX fornisce documentazioni valide per uso legale, tra le quali: perizie e relazioni tecniche; servizi di osservazione documentati con foto e video ed e' specializzata nella fornitura dei sottonotati servizi investigativi:
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La sorveglianza investigativa è essenzialmente un'indagine condotta da un investigatore privato specializzato nella raccolta di prove attraverso l'osservazione. Sfruttiamo la potenza dei localizzatori GPS all'avanguardia per fornire soluzioni senza precedenti per le esigenze di investigazione e sorveglianza privata.
CHI SIAMO:
Il titolare dell'agenzia IDFOX ®,S.r.l. è la Dott.ssa Margherita Maiellaro.
La responsabile ha un'esperienza pluriennale nel campo ed ha conseguito una laurea in Giurisprudenza con diritto internazionale presso l'Università Luigi Bocconi.
Da anni si occupa dei rapporti con clienti internazionali ed istituzionali, operanti in svariati settori, quali: informatica; assicurazioni; istituti finanziari; alta moda; infedeltà aziendale; marchi e brevetti; concorrenza sleale; violazione del patto di non concorrenza; tutela delle persone e della famiglia.
Il fondatore dell'agenzia Investigativa Idfox Srl e' Max Maiellaro, con oltre 30 anni di esperienze investigative maturate nella Polizia di Stato, già diretto collaboratore del Conte Corrado AGUSTA, ex Presidente dell'omonimo Gruppo AGUSTA SpA, inoltre è stato responsabile dei servizi di sicurezza di una multinazionale, nonché presso multinazionali operanti in svariati settori quale metalmeccanici, chimica, oreficeria, tessile, alta moda, elettronica e grande distribuzione, ha sempre risolto brillantemente ogni problematica investigativa connessa a: infedeltà aziendale, ai beni, dai marchi e brevetti dalla concorrenza sleale e alla difesa intellettuale dei progetti, violazione del patto di non concorrenza, protezione know-how ed alla tutela delle persone e della famiglia, nonché referente abituale di imprenditori, manager, multinazionali e studi Legali su tutto il territorio Italiano ed anche Estero.
Cosa facciamo?
Siamo specializzati nel fornire servizi investigativi di intelligence
anche nella risoluzione di casi complessi sia in ambito civile cge penali con la dei risultati per uso legale e di massima riservatezza.
Supportiamo privati , studi legali, compagnia assicurative, istituti finanziari, ed aziende operanti in vari settori.
Siamo operativi a livello globale collegati on line con oltre 400 agenzie investigative autorizzate nei rispettivi paesi.
Questa è la storia dell'agenzia IDFOX ® International Detectives Agency , ed è il motivo per il quale i nostri clienti ci apprezzano per i risultati e per la riservatezza.
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IDFOX
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Come scegliere l'agenzia investigativa AUTORIZZATA???
1)- L'agenzia investigativa AUTORIZZATA deve disporre di una sede, con tanto di indirizzo e numero civico, utenza telefonica fissa, e una p. iva sul sito, nonché il tariffario approvato dalla Prefettura di competenza visibile al pubblico.
2)- per confermare un servizio investigativo e' indispensabile sottoscrive un regolare mandato con i Vostri dati anagrafici, il motivo delle investigazioni e relative tariffe con la consegna di una copia di ciò che avete sottoscritto.
Il panorama delle investigazioni private ha subito notevoli cambiamenti in cui sono state apportate delle significative modifiche, con l'introduzione del decreto ministeriale n. 269 del 2010.
L'investigatore privato specializzato e competente deve essere innanzitutto un bravo consulente investigativo un psicologo , un bravo ed onesto consigliere…. ,
In queste situazioni l'investigatore privato assume un ruolo confidenziale , non solo come operatore investigativo ma anche come confidente.
L'investigatore privato dare una dimostrazione si serietà professionale
Certificando l'attività svolta fornendo una prova del materiale audio/foto/video raccolto, rilasciando un dettagliato report per uso Legale.
Scegliere l'investigatore privato più adatto alle proprie esigenze non è semplice è indispensabile rivolgersi ad un'agenzia investigativa con una specializzazione necessaria alle proprie esigenze.
Investigazioni Aziendali, Marchi simili: quando la coesistenza annulla la confusione
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La Cassazione stabilisce che la lunga convivenza tra marchi simili educa il pubblico a distinguerli. Ecco perché la realtà del mercato prevale sulla teoria.
La Cassazione ha stabilito che la lunga coesistenza di marchi sul mercato è un fattore determinante per escludere il rischio di confusione. Quando due segni distintivi simili operano nello stesso settore per decenni, i consumatori sviluppano una capacità di discernimento che neutralizza la sovrapposizione teorica dei nomi. Questa regola, cristallizzata nell'ordinanza n. 12783/26, trasforma la proprietà industriale dando priorità alla realtà fattuale rispetto alla comparazione astratta tra denominazioni. Il principio generale è chiaro: il tempo trascorso senza conflitti sul mercato agisce come un correttore della percezione del pubblico, rendendo legittima la registrazione di varianti simili.
* Il contenzioso tra RTL Group e RTL 102.5
* La ridefinizione della buona fede e della correttezza
* L'estensione del principio alle famiglie di marchi
* Esclusione della concorrenza sleale
* I risvolti pratici per le imprese
Il contenzioso tra RTL Group e RTL 102.5
La vicenda trae origine da una disputa tra RTL Group Markenverwaltungs GmbH e RTL 102,500 Hit Radio riguardo alla registrazione del marchio "RTL 102.5 DOC". Inizialmente, l'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi aveva bloccato la procedura, ravvisando una possibile sovrapposizione tra le denominazioni. Tuttavia, tale orientamento è stato progressivamente ribaltato fino a giungere alla conferma definitiva dei giudici di legittimità, i quali hanno autorizzato la registrazione. La Corte ha osservato che entrambe le realtà utilizzano la sigla "RTL" da oltre trent'anni, un arco temporale sufficiente a creare un'identità distinta nella mente di ascoltatori e consumatori.
La ridefinizione della buona fede e della correttezza
Un passaggio di rilievo dell'analisi riguarda la buona fede del richiedente. Gli Ermellini hanno puntualizzato che, in questo ambito, il termine non descrive una semplice condizione psicologica interna dell'imprenditore. Al contrario, la buona fede deve essere intesa come correttezza imprenditoriale, ovvero l'assenza oggettiva di comportamenti parassitari o sleali finalizzati a sfruttare il successo altrui. Nel caso specifico, il fatto che i marchi abbiano convissuto pacificamente per decenni è stato ritenuto un elemento sufficiente per presumere l'esistenza di tale correttezza. In sostanza, chi ha operato alla luce del sole per anni senza ricevere contestazioni fondate non può essere accusato improvvisamente di agire con dolo.
L'estensione del principio alle famiglie di marchi
La portata della decisione è amplificata da una specifica precisazione: il ragionamento non riguarda solo il confronto tra singoli loghi o denominazioni, ma si estende alle cosiddette famiglie di marchi. Una famiglia di marchi è composta da una serie di segni simili o derivati utilizzati da un'unica azienda per identificare diversi prodotti o servizi. La Cassazione ha chiarito che se il nucleo centrale della denominazione (in questo caso la sigla "RTL") è ormai riconosciuto dal mercato come appartenente a due soggetti distinti, il rischio di confusione rimane escluso anche per tutti i marchi derivati appartenenti alle rispettive collezioni aziendali.
Esclusione della concorrenza sleale
Sul piano della concorrenza sleale, i giudici hanno respinto fermamente la tesi secondo cui l'uso di un marchio più recente, ma simile, costituirebbe automaticamente una violazione. Se viene accertato che non sussiste il rischio di confusione — proprio grazie alla maturità del mercato e alla capacità di distinzione acquisita dal pubblico — viene meno il presupposto giuridico essenziale per contestare atti di slealtà. Senza il pericolo che l'utente scambi un servizio per l'altro, il comportamento dell'impresa non può essere qualificato come dannoso per il corretto funzionamento del mercato.
I risvolti pratici per le imprese
Alla luce di quanto precisato dalla Suprema Corte, emergono dei punti fermi che ogni ufficio legale o consulente in proprietà intellettuale dovrebbe considerare per la gestione del portafoglio marchi:
* se due marchi simili operano nel medesimo settore per un periodo prolungato senza generare interferenze o lamentele dai consumatori, il diritto a coesistere si consolida;
* la realtà dinamica del mercato ha un peso giuridico superiore rispetto alla valutazione statica o puramente grafica dei nomi e dei loghi;
* la prova della lunga convivenza agisce come scudo probatorio contro le accuse di malafede o di parassitismo imprenditoriale;
* la protezione del marchio non può essere invocata in modo astratto per bloccare l'evoluzione di un concorrente storico se il pubblico è già "educato" a distinguerli;
La sentenza conclude una lunga battaglia legale sottolineando un concetto cardine dell'economia moderna: è la vita reale dei marchi tra i consumatori a definire i confini della tutela legale, e non solo la fredda comparazione di testi e immagini depositati negli uffici brevetti.
Infedeltà Coniugale, Tradimento dopo la crisi della coppia: di chi è la colpa della separazione
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Hai tradito dopo che il matrimonio era già finito? Scopri se rischi l'addebito della separazione o se la colpa ricade su chi ha causato la crisi iniziale.
Quando un matrimonio finisce, spesso scatta la caccia al colpevole. Se poi spunta fuori una terza persona, la situazione diventa esplosiva. Immagina di essere ormai separato in casa, di non parlare più con il tuo partner e di aver deciso che la storia è chiusa. In quel momento incontri un'altra persona. Il tuo ex coniuge lo scopre e corre dal giudice chiedendo che la colpa della fine del matrimonio (il cosiddetto "addebito") sia data tutta a te perché hai tradito.
Ti sembra ingiusto, vero? Tu senti che il matrimonio era finito ben prima di quell'incontro. La legge e i tribunali devono districare questa matassa temporale. Capire, in caso di tradimento dopo la crisi della coppia, di chi è la colpa della separazione è fondamentale per difenderti. Non basta dire "lui ha l'amante" per vincere la causa. Bisogna guardare l'orologio e capire cosa è successo prima e cosa dopo. Una recente sentenza del Tribunale di Arezzo ha fatto chiarezza proprio su questo punto, spiegando che le date contano più delle fotografie. (Trib. Arezzo, sent. n. 530 del 14-08-2025).
Indice
Un investigatore privato o detective Privato specializzato e con esperienza, , i Italia non si trova a buon mercato
L'addebito della separazione non è una punizione automatica che scatta appena c'è un'infedeltà. È una sanzione giuridica che il giudice applica solo se c'è un nesso preciso tra il tradimento e la fine del matrimonio.
Per darti la colpa, il giudice deve accertare che la crisi matrimoniale sia stata la conseguenza diretta ed esclusiva della tua relazione extraconiugale.
In parole semplici: se tutto andava bene, tu hai tradito e per questo motivo il matrimonio si è rotto, allora l'addebito è tuo. L'infedeltà è una violazione grave dei doveri coniugali e, di norma, giustifica l'addebito. Ma questa regola ha un'eccezione fondamentale che ti salva se il rapporto era già logoro. (Trib. Arezzo, sent. n. 530 del 14-08-2025).
Cosa succede se la coppia era già in crisi prima dell'amante?
Se il matrimonio era già "morto" prima che arrivasse l'amante, le cose cambiano radicalmente. La legge dice che se la crisi coniugale era già irreversibile e la convivenza era diventata intollerabile per altri motivi, il tradimento successivo non conta ai fini dell'addebito.
In questo caso, la relazione extraconiugale non è la causa della rottura, ma solo una sua conseguenza. Il giudice considera quel tradimento come un fatto ininfluente, perché avvenuto in un contesto di "deterioramento dei rapporti" dove la coppia stava insieme solo sulla carta. Se l'amore era finito e vivevate come due estranei prima del tradimento, non puoi essere punito per aver cercato affetto altrove in un secondo momento.
Marito e moglie non dormono insieme da due anni, litigano ogni giorno e hanno già parlato di avvocati. A novembre smettono di parlarsi del tutto (separazione di fatto). A dicembre il marito inizia a frequentare una collega. La moglie chiede l'addebito al marito per tradimento. Il giudice risponderà di no: la crisi (novembre) è arrivata prima del tradimento (dicembre). Il matrimonio era già finito.
Chi deve provare che il matrimonio era già finito?
Qui si gioca la partita in tribunale. Non basta raccontare la propria versione, bisogna portare le prove. Le regole sono due e sono molto precise:
* chi accusa (chi chiede l'addebito): deve provare che l'altro ha tradito e che questo ha reso impossibile la vita insieme;
* chi si difende (chi ha tradito): deve provare l'anteriorità della crisi. Deve dimostrare cioè che il matrimonio era già a pezzi prima che iniziasse la relazione extraconiugale.
Per fornire queste prove si possono usare testimoni, ma anche messaggi, email e chat (come WhatsApp). I tribunali considerano validi anche gli screenshot delle conversazioni per ricostruire le date esatte e capire chi ha fatto cosa e quando. Se riesci a provare che l'altro partner aveva già comportamenti distaccati o aveva addirittura un'altra storia prima della tua, hai vinto la tua difesa.
Se entrambi hanno tradito, di chi è la responsabilità?
Spesso capita che entrambi i coniugi abbiano avuto relazioni fuori dal matrimonio. In questi casi di "reciproche accuse", il giudice usa il criterio cronologico. Chi ha iniziato per primo a sgretolare il rapporto?
Se viene dimostrato che uno dei due ha tradito mesi prima dell'altro, e che quel primo tradimento ha causato la rottura definitiva, l'addebito andrà solo al "primo traditore". Il secondo tradimento, avvenuto dopo, è irrilevante.
Non si fa una "media" delle colpe. Se la moglie ha una storia a luglio e la coppia scoppia, e poi il marito ha una storia a dicembre, la colpa è della moglie. Il marito ha tradito quando ormai il legame era già spezzato dall'azione precedente della moglie. (Trib. Arezzo, sent. n. 530 del 14-08-2025).
Investigazioni Informatiche, Lo screenshot di WhatsApp vale come prova in tribunale?
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ESEMPIO MESSAGGI:
Hai ricevuto messaggi che ti scagionano o che accusano qualcuno? Scopri se la semplice foto dello schermo ha valore legale. La Cassazione chiarisce i dubbi: lo screenshot è una prova valida a tutti gli effetti.
Viviamo con lo smartphone incollato alla mano. Litigi, accordi, minacce, promesse: gran parte della nostra vita passa attraverso le chat di WhatsApp, gli SMS o i social network. Spesso, quando la situazione si scalda, il primo istinto è quello di "salvare tutto" facendo uno screenshot o fotografando lo schermo con un altro telefono.
Immagina che un ex partner ti invii messaggi minacciosi su WhatsApp. Tu, spaventato, fai subito gli screenshot. Poco dopo, lui utilizza la funzione "elimina per tutti" e i messaggi spariscono dalla chat. Se tu non avessi fatto lo screenshot, non avresti nulla in mano. Grazie a quella foto, invece, hai una prova documentale valida. Anche se il messaggio originale non esiste più nel telefono, la tua foto testimonia che in quel momento storico, quel testo è apparso sul tuo schermo. Il giudice potrà usare quella foto, insieme al tuo racconto, per condannare l'autore delle minacce.
Ma poi sorge il dubbio: queste immagini "fai da te" valgono davvero davanti a un giudice? Oppure la controparte potrà dire che sono false, modificate o inutili perché non certificate da un tecnico informatico? Lo screenshot di WhatsApp vale come prova in tribunale?
Sapere come comportarsi è fondamentale per tutelare i tuoi diritti senza spendere una fortuna in perizie inutili.
Una sentenza della Corte di Cassazione ha spazzato via le incertezze, stabilendo che non serve essere esperti di informatica forense per portare una chat in tribunale. Vediamo come funziona e perché la semplice foto del display può inchiodare il colpevole. (Cass. pen. sent. n. 8332 del 02-03-2020).
Indice
* WhatsApp è prova in processo?
* Basta una foto allo schermo per incastrare qualcuno?
* Come faccio a dimostrare chi ha mandato il messaggio?
* C'è violazione della privacy se salvo la chat?
WhatsApp è prova in processo?
Nell'era della comunicazione digitale, dove le nostre vite sono archiviate in gigabyte di conversazioni istantanee, la chat di WhatsApp ha da tempo varcato la soglia delle aule di giustizia. Che si tratti di cause di divorzio, licenziamenti o recupero crediti, quella spunta blu o quel messaggio inviato con leggerezza possono pesare come macigni. Ma sorge spontanea una domanda tecnica e giuridica fondamentale: una semplice cattura dello schermo, il comune screenshot, ha valore probatorio davanti a un giudice, ma con riserve cruciali che dipendono interamente dalla strategia processuale della controparte.
Per comprendere la questione, bisogna partire dal Codice Civile. Nel nostro ordinamento, lo screenshot è inquadrato come una "riproduzione meccanica" ai sensi dell'articolo 2712. In termini pratici, questo significa che l'immagine della chat può formare piena prova dei fatti rappresentati. Tuttavia, questa validità non è assoluta né automatica. La norma prevede infatti che tale valore probatorio resista solo se colui contro il quale la prova è prodotta non ne disconosca la conformità ai fatti.
Qui si arriva al nodo centrale della questione, quello su cui spesso si giocano gli esiti dei processi: la contestazione. La Corte di Cassazione, con diverse pronunce recenti, ha tracciato una linea molto netta. Se la parte che subisce la prova – ovvero chi avrebbe inviato quel messaggio incriminato – vuole invalidare lo screenshot, non può limitarsi a una difesa vaga.
La giurisprudenza è ferma nel stabilire che il disconoscimento non può essere generico. Una frase del tipo "impugno e contesto tutto quanto dedotto da controparte", oppure "nego di aver scritto quel messaggio", non è sufficiente a smontare la prova. Il giudice, di fronte a una contestazione generica o di mero stile, considererà lo screenshot valido e autentico.
Perché la contestazione sia efficace e tolga valore alla prova, deve essere circostanziata, chiara ed esplicita. La parte deve allegare elementi specifici che facciano dubitare della veridicità di quell'immagine. Si deve entrare nel merito: si può sostenere, ad esempio, che la conversazione è stata tagliata ad arte per alterarne il senso, che mancano i riferimenti temporali, o che l'immagine stessa è frutto di un fotomontaggio o di una manipolazione digitale. Solo insinuando un dubbio tecnico e concreto sulla conformità della riproduzione rispetto all'originale si può sperare di paralizzare l'efficacia probatoria dello screenshot.
Va detto, per dovere di cronaca, che lo screenshot rimane una prova "fragile". È un file immagine privo di metadati completi, facilmente alterabile con software alla portata di tutti. Per questo motivo, nei casi più delicati, gli avvocati preferiscono non affidarsi alla semplice fotografia dello schermo, ma richiedono una acquisizione forense del dispositivo, l'unica procedura che garantisce l'integrità del dato informatico cristallizzando la fonte di prova in modo incontrovertibile.
Tuttavia, la lezione che arriva dalle aule dei tribunali è chiara: non bisogna mai sottovalutare la fotografia di una chat. Se la controparte la deposita e la difesa non è pronta a contestarla con argomentazioni specifiche e puntuali, quel semplice file immagine verrà trattato dal giudice come una verità processuale, capace di decidere le sorti di una sentenza.
Basta una foto allo schermo per incastrare qualcuno?
Sì, è sufficiente. La legge non richiede procedure complicate o strumenti da "CSI" per acquisire il contenuto di un messaggio come prova documentale.
I giudici della Suprema Corte hanno chiarito che fotografare il display del cellulare dove compaiono i messaggi (o fare uno screenshot) è un'operazione perfettamente legittima.
Non c'è alcuna differenza giuridica tra la fotografia di un paesaggio, di un incidente stradale o dello schermo di un telefono. In tutti questi casi, stai creando una "riproduzione fotografica" di un oggetto reale. Lo schermo con sopra il testo è considerato un oggetto come un altro. Pertanto, l'immagine che ottieni è una prova documentale che entra nel processo senza bisogno di adempimenti tecnici specifici. Non sei obbligato a chiamare un perito solo per dimostrare che "quella frase era scritta lì". (Cass. pen. sent. n. 8332 del 02-03-2020).
Come faccio a dimostrare chi ha mandato il messaggio?
Questa è l'obiezione più classica: "Non sono stato io, mi hanno rubato il telefono" oppure "Quello screenshot è falso".
È vero, uno screenshot non ha la "patente di verità assoluta" che potrebbe avere una copia forense (una procedura tecnica molto più complessa), ma questo non significa che sia carta straccia. I giudici non sono ingenui e utilizzano l'inferenza logica.
Cosa significa? Significa che il giudice valuta il messaggio all'interno di tutto il contesto della storia. Se il contenuto della chat si incastra perfettamente con altri fatti accaduti, con testimonianze o con la logica degli eventi, la prova regge eccome.
Nel caso esaminato dalla Corte, un uomo negava di aver mandato messaggi ricattatori alla madre di una vittima. Tuttavia, il contenuto di quei messaggi (chiedeva soldi per tacere su un fatto specifico) era talmente collegato alla realtà che era impossibile fosse stato qualcun altro.
Quindi, se la chat ha senso logico e si inserisce coerentemente nei fatti, lo screenshot è sufficiente a provare che l'imputato è il colpevole.
C'è violazione della privacy se salvo la chat?
Assolutamente no. Acquisire la documentazione di una conversazione a cui hai partecipato o che ti è stata inviata legittimamente non viola la privacy, specialmente se serve a difendere un tuo diritto in giudizio.
L'attività di fotografare lo schermo per "congelare" una minaccia, un'offesa o un accordo non richiede il consenso dell'altra persona. La legge non impone nessun adempimento specifico: sei libero di documentare ciò che vedi sul tuo telefono per portarlo come prova. È un mezzo di difesa fondamentale, soprattutto in casi di stalking, truffe o contenziosi civili, dove la tempestività è tutto.
Controllo dipendenti
Investigazioni private nella Pubblica Amministrazione.
Uso degli istituti di investigazione nel settore pubblico.
La Corte dei Conti ha stabilito, con sentenza n. 36954/2016, che la Pubblica Amministrazione si può avvalere delle agenzie di investigazione private per provare l'infedeltà del dipendente pubblico.
La legittimazione è avvenuta a seguito dell'appello di un dirigente pubblico, il quale fece ricorso a un istituto di investigazione per dimostrare la presunta violazione contrattuale del dipendente: il soggetto in questione era sospettato di svolgere un'attività lavorativa retribuita presso altra azienda, mentre usufruiva dei benefici ex lege 53/2000, ovvero durante il periodo di congedo parentale.
La sentenza di primo grado aveva condannato il dirigente per danno erariale e al conseguente risarcimento. Mentre il dipendente, grazie alle prove inoppugnabili fornite dall'agenzia, era stato dichiarato infedele e condannato.
Il Collegio di appello ha ribaltato la sentenza, dichiarando l'assoluzione del dirigente e assolvendolo dal risarcimento per danno erariale, mentre ha confermato il valore probatorio delle indagini private commissionate dalle Pubbliche Amministrazioni per contrastare i comportamenti infedeli da parte dei dipendenti. Ha poi condannato il dipendente al risarcimento dell'intero danno causato alla società.
Grazie questa importante sentenza, la figura professionale dell'investigatore privato non è più impiegata solo nell'ambito delle investigazioni private difensive, ma diventa anche un servizio cui si può far ricorso nel settore pubblico.
In passato le Pubbliche Amministrazioni, con i loro rispettivi dirigenti, non si rivolgevano agli istituti investigativi privati per il timore di essere chiamati in causa al risarcimento per danno all'erario e per evitare lungaggini giuridiche e burocratiche. A seguito di suddetta sentenza della Corte dei Conti hanno invece ottenuto un'arma ulteriore e più efficacie per tutelarsi dai dipendenti infedeli che gravano sulle casse dello Stato.
I dirigenti della Pubblica Amministrazione, possono finalmente usufruire dei servizi offerti da istituti di investigazione senza temere di causare danni al fisco o alla propria figura professionale.
Ultime sentenze:
Stalking e minacce: quando è utile rivolgersi all'investigatore privato
In codice rosso, Consulenze legali, femminicidio, Indagini penali, Senza categoria, Separazione & Divorzi, Sicurezza, violenza di genere, violenza sulle donne
Utilità dell'investigatore privato per tutelare la vittima del reato di stalking.
Abbandono minore: quando si configura
In Affidamento figli, Consulenze legali, Indagini penali, Separazione & Divorzi
L'abbandono dei minori documentato da un'agenzia investigativa può avere gravi conseguenze sull'affidamento e, talvolta, configurare un reato
Gli investigatori privati scoprono furti al Supermercato
Legittimo il licenziamento del dipendente che eccede con le pause
Controllo dipendenti, Indagini Aziendali, Indagini nella Pubblica Amministrazione
La Cassazione dichiara legittimo il licenziamento del dipendente che eccede con le pause
Ricorso a investigatori esterni all'agenzia
In Consulenze legali, Controllo dipendenti, Indagini Aziendali, Indagini Pubblica Amministrazione
L'agenzia investigativa deve indicare espressamente nel mandato il nominativo di eventuali investigatori privati esterni.
* Affidamento dei figli minori e controllo sulle reali condizioni di vita In Affidamento figli, Indagini penali, Mantenimento ex coniuge,
Separazione & Divorzi
In presenza di alcune condizioni pregiudizievoli per il minore si procede eccezionalmente all'affidamento esclusivo in favore di un solo genitore piuttosto che all'affidamento congiunto
* Violenza sulle donne e intervento dell'investigatore privato
In codice rosso, femminicidio, Indagini penali, Sicurezza, violenza di genere, violenza sulle donne
La violenza di genere La violenza sulle donne è un fenomeno complesso e trasversale alle classi sociali e alle culture, con origini antiche. Le Nazioni Unite […]
* Ludopatia e separazione
Mantenimento ex coniuge, Separazione & Divorzi
Le prove della ludopatia del coniuge raccolte dall'investigatore privato possono garantire l'addebito nella separazione
* Assegno di divorzio non dovuto. Il Giudice ordina la restituzione delle somme.
Mantenimento ex coniuge, Separazione & Divorzi
Assegno di divorzio non dovuto: il Giudice ordina la restituzione delle somme. Determinante l'attività dell'investigatore privato per accertare le condizioni economiche dell'ex coniuge.
Indagini contro le truffe assicurative
In Indagini assicurative
Le agenzie investigative possono operare in qualità di accertatori per l'antifrode assicurativo, al fine di individuare eventuali simulazioni di sinistro
OPERATIVI A LIVELLO GLOBALE

Investigazioni Private

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